Quella linea sottile

di Andrea Cassanelli - Ven, 16/10/2020 - 11:23
Esiste una linea sottile tra l'amatore e l'agonista, una linea di demarcazione imprecisa connessa con l'impegno che ognuno di noi dedica alla corsa

Esiste una linea sottile tra l’amatore e l’agonista e dovendo essere completamente sincero, non è nemmeno così netta e distinta. Si tratta di una linea di demarcazione imprecisa che ognuno di noi pone in base all’impegno che proferisce nei confronti della corsa ed in riferimento agli obiettivi che si prefigge.

Solitamente si comincia a correre per i più svariati motivi; sovrappeso, compagnia, attività motoria generale od anche solo perché e bellissimo poter stare all’aria aperta nelle tiepide giornate primaverili. Questo fino a quando non si trova sul nostro tragitto un altro podista, che magari sta andando nella nostra stessa direzione e che scompare dietro una curva poco più avanti.

Qui si presenta subito il primo quesito che farà da primo spartiacque nel nostro percorso podistico:

Quanto accaduto ha suscitato qualche interesse? Sano stupore ed invidia? Oppure no?

Nel caso la risposta dovesse essere negativa, faremo parte della moltitudine di atleti amatori che corrono per diletto, che spesso e volentieri dimenticano il cronometro a casa in quanto si tratta solo di peso superfluo e dedicano le loro corse ad ammirare paesaggi, chiacchierare in compagnia pensando al pranzo o cena che li attende.

Nel caso “malaugurato” che questo non ben identificato podista superandoci, abbia suscitato in noi curiosità, interesse ed anche un piccolo, sano sentimento di invidia, ecco che ci troveremo ben presto a recuperare informazioni su come migliorare la nostra prestazione.

Qui purtroppo l’affare si complica ulteriormente, perché per migliorarsi occorre necessariamente fare ricorso ad una serie di allenamenti che non possono essere fini a sé stessi e che bisogna alternare e dosare sapientemente per non andare in crisi o addirittura peggiorare la propria situazione fisica.


Che atteggiamento hai nei confronti della corsa?

Abbiamo già detto altre volte come la ripetitività delle stesse sedute nel tempo oltre ad annoiare tremendamente l’atleta, porti ad un ristagno prestativo nel migliore dei casi o ad un peggioramento in quelli più gravi dove si eseguono sedute che progressivamente svuotano il serbatoio fisico e mentale del podista. Questo tipo di errore capita di riscontrarlo anche negli atleti agonisti, figuriamoci quindi in quelli amatori, soprattutto ai primi approcci, che si affidano al passaparola o a tabelle recuperate in giro tra amici e rete.



corsa

Mi capita sovente di incontrare podisti che si vorrebbero sì migliorare, ma senza tuttavia farsi classificare nello stereotipo del podista agonista, non dichiarando apertamente i propri obiettivi. Personalmente credo che questo comportamento possa diventare difficilmente gestibile perché, dopo una prima fase dove si migliora anche solo facendo della corsa lenta, si vorrà cominciare a fare qualche seduta alternativa con il rischio sopra citato di cadere nella ripetitività ed esaurendo ben presto il primo entusiasmo.

Credo occorra essere il più possibile sinceri con sé stessi, perché l’errore è sempre dietro l’angolo e lo sconforto può prenderci in qualsiasi momento.


Personalmente sono sempre stato un atleta agonista, in tutti gli sport che ho praticato anche prima dell’atletica e di conseguenza ho sempre detto a me stesso che avrei dovuto “soffrire” per ottenere qualsiasi tipo di risultato. Avrei dovuto cercare il mio limite, sempre in funzione del tempo che avrei potuto dedicare all’allenamento, senza scuse o scorciatoie. Questa condizione di base mi ha permesso di partire con il piede giusto facendomi consigliare da persone competenti, potendo così concentrarmi solo su quello che avrei dovuto fare e non sulle scuse che avrei dovuto accampare di fronte a risultati mediocri o insoddisfacenti.


La cosa peggiore che un atleta possa fare è dire che non gli importa niente del risultato e poi non dormirci la notte pensando a cosa poter fare per evitare il ripetersi di quella situazione.

Quando un atleta ha solo un obiettivo chilometrico, cioè di riuscire a coprire una certa distanza senza preoccuparsi del tempo impiegato, si trova in una condizione invidiabile, la migliore possibile, dove l’obiettivo lo raggiungerà sempre e comunque con la propria gradualità, anche fossero solo 10 metri al giorno in più rispetto a quello precedente.

Di contro, se siete il tipo di atleta che invece altre alla distanza s’impone di migliorare il tempo in cui raggiungerla, a mio avviso è meglio dichiararsi subito e cominciare a lavorare in modo ottimale per ottenere quell’obiettivo.

Fossi in voi risparmierei subito tempo, dubbi e fatica, stabilendo dove tracciare quella linea sottile.


Buone corse!

Ritratto di Andrea Cassanelli
Atleta e Tecnico Fidal tesserato per la S.G. La Patria Carpi
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