L’uso delle braccia durante la corsa

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Nella deambulazione, nella corsa e nel movimento in genere, le braccia rivestono un ruolo molto importante. Infatti, durante l’esercizio fisico, il corpo umano si muove in maniera armonica e in modo sinergico. Nell’azione di corsa, soprattutto quella di lunga durata, il movimento delle braccia influenza il mantenimento dell’equilibrio e del ritmo. Nelle gare di corsa di sprint o nelle gare di mezzofondo e fondo, dove c’è un rush finale, le braccia ricoprono anche un ruolo di propulsione, aiutano a completare la spinta e danno sostegno.

La stretta connessione tra arti inferiori e superiori è riscontrabile nel loro sincronismo: il movimento involontario delle braccia avviene in modo tale che, durante la corsa, il braccio destro si muova in sincrono con la gamba sinistra e viceversa, favorendo il bilanciamento del corpo. Ne consegue anche che, ad un’azione più rapida delle gambe, corrisponde un’azione più rapida delle braccia. Inoltre, il movimento oscillatorio delle braccia fa si che il baricentro del nostro organismo si mantenga intorno alla propria posizione di equilibrio, riducendo al minimo il consumo energetico. Se volete avere la prova di quanto il movimento delle braccia influenzi la corsa, provate a correre con un braccio legato dietro la schiena, riscontrerete notevoli difficoltà!


Per quanto riguarda la posizione corretta delle braccia, si dovrebbe avere un’apertura naturale dell’angolo avambraccio-braccio di circa 45°, tenendo presente che le mani-polsi dovrebbero sfiorare le creste iliache. Se si hanno un’apertura o un angolo troppo chiusi, si rischia di creare tensioni alle spalle, con conseguenti spreco di energia, un’azione di corsa macchinosa e poca scioltezza. Questo vale principalmente per i caucasici.

Analizzando altre etnie, vediamo invece che gli atleti africani hanno generalmente un angolo avambraccio-braccio molto chiuso, in particolar modo gli atleti di endurance, con un’azione di gambe molto ampia ed elastica. Se guardiamo invece gli atleti asiatici, come cinesi o giapponesi, ci troviamo di fronte ad atleti di mezzofondo e fondo che hanno un angolo avambraccio-braccio molto aperto e un’azione di gambe molto corta (quindi con frequenza maggiore). Queste differenze sono dovute sia alle caratteristiche antropometriche, sia a stili di corsa propri delle scuole di formazione.


In qualsiasi disciplina sportiva, si è vista l’importanza di armonizzare tutti i segmenti del corpo, perché si muovano in modo sincrono e ritmato. Un buon corridore deve avere una buona coordinazione, una buona mobilità articolare e una buona tonicità di tutti i distretti muscolari, con il fine ultimo di ottimizzare il gesto per economizzare le energie e sviluppare la massima potenza.

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Sono un atleta semplice, non l’amico bravo, né quello esperto. Sono quello che arriva a metà gruppo e che mette il ghiaccio sul ginocchio dopo le gare più lunghe. Ho iniziato a nuotare tardi, poi a correre ed infine ad andare in bicicletta. Senza...
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