La difficoltà di migliorarsi

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Dopo un lungo periodo di inattività fisica, è possibile migliorarsi a livello prestativo nella corsa alternando adeguati cicli di lavoro. Vediamo come.

Ad un mese abbondante dalla ripresa dell’attività sportiva e dopo un primo momento di estrema euforia, il fisico comincia ad accusare un po’ di fatica ed il miglioramento prestativo comincia a rallentare.

La ripresa dell’attività, se gestita bene, con cicli di lavoro alternati ad adeguati recuperi genera un circolo virtuoso migliorando progressivamente i ritmi e la dinamica di corsa grazie anche al meccanismo della supercompensazione dove il nostro corpo dopo una iniziale fase di calo, adegua le proprie capacità agli stimoli ricevuti da tutte le sedute svolte.
Tuttavia questa fase ha inevitabilmente un momento di rallentamento. Dovessimo rappresentarla graficamente avremmo una curva che si addolcisce nella parte terminale del suo ciclo.


Questo momento occorre gestirlo con intelligenza e coscienza in quanto incrementare le sedute o la qualità delle stesse potrebbe innescare un meccanismo completamente opposto affaticando l’organismo.

Dopo un periodo di lunga inattività aerobica è chiaro che sia molto facile vedere rapidi miglioramenti, ma poi, più ci si avvicina agli standard precedenti, più è complicato raggiungerli.


Migliorarsi è possibile!


In queste situazioni occorre:

  • Variare gli stimoli – Sia il corpo che la mente tendono ad assuefarsi agli stimoli che ricevono ed in conseguenza di ciò ne modificano l’intensità della risposta. Per ovviare, si dovranno modificare le distanze, i ritmi, i tempi di recupero, le tipologie di sedute, ecc.

  • Sviluppare la base muscolare – Anche se durante l’inattività aerobica, grazie al cross training, abbiamo svolto sedute alternative che ci hanno aiutato a mantenere un buon tono muscolare, è necessario eseguire periodicamente dei richiami che saranno più frequenti quanto è maggiore l’età dell’atleta.

  • Gestire bene le sedute – Il corpo ci manda messaggi abbastanza chiari ed è necessario ascoltarli. Inutile e spesso controproducente basare la qualità delle proprie sedute solo ed esclusivamente in funzione del cronometro. Non sempre, come già visto in altri articoli, il tempo corrisponde allo sforzo reale che il fisico sta sostenendo. In questi casi è meglio affidarsi alla propria percezione basandosi su:
    - Intensità della respirazione
    - Percezione dello sforzo
    - Frequenza cardiaca


Non bisogna preoccuparsi di un leggero calo prestativo, occorre solo interpretarlo nel modo giusto per ripartire più forti di prima.

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Sono un atleta semplice, non l’amico bravo, né quello esperto. Sono quello che arriva a metà gruppo e che mette il ghiaccio sul ginocchio dopo le gare più lunghe. Ho iniziato a nuotare tardi, poi a correre ed infine ad andare in bicicletta. Senza...
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