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Fumo e performance sportiva

di Daniela Frasca
Fumo e performance sportiva

Il fumo è un elemento di forte rischio, non solo per i sedentari, ma anche per i soggetti attivi. Numerosissimi gli effetti collaterali. Allora cosa spinge a conservare un certo grado di dipendenza anche negli sportivi?
Nel mondo dello sport non è così infrequente incontrare un fumatore: molti sportivi dilettanti fumano e addirittura alcuni atleti lo fanno. Più che domandarcene le ragioni, analizziamo i dati di fatto. Tanto per cominciare, sfatiamo il mito che lo sport cancelli o attenui i danni del fumo: questo è un luogo comune quanto mai falso. Non è assolutamente vero che un’alimentazione equilibrata e un po’ di movimento possano annullare le sigarette fumate. In realtà il fumo è solo un fattore che peggiora notevolmente la performance sportiva.
In che modo? La nicotina provoca una diminuzione della capacità di trasporto dell’ossigeno nel sangue e senza buoni livelli di ossigeno sappiamo che non si riesce a fare sport al meglio perché si riduce la ventilazione polmonare e questo è un male soprattutto negli sport aerobici. Per esempio le prestazioni nella corsa sono pessime in un fumatore rispetto a quelle di un non fumatore. La nicotina, inoltre, riduce la portanza dei vasi sanguigni, il che significa meno sangue ossigenato ai tessuti, muscoli compresi. Tutto ciò fa diminuire la frequenza dell’esercizio fisico che si riesce a compiere: così per esempio si riuscirà a sollevare meno volte un certo peso X nell’unità di tempo rispetto ad un non fumatore. Decade in sostanza la resistenza fisica agli sforzi perché l’affaticamento arriva prima rispetto ad un non fumatore ed in più si forma precocemente acido lattico nei muscoli perché fumando costringiamo il nostro fisico ad utilizzare il metabolismo anaerobico a discapito di quello aerobico.
E poi c’è il monossido di carbonio prodotto dall’incompleta combustione delle foglie di tabacco che toglie ossigeno disponibile nel sangue a livello degli alveoli polmonari. Durante gli sforzi fisici si arriva ad un’intossicazione da monossido di carbonio con l’ossigeno che non riesce a raggiungere i muscoli. Il normale flusso di sangue che dovrebbe raggiungere il sistema nervoso, i muscoli ed il cuore diminuisce la sua intensità.
Ma com’è possibile che, pur conoscendo tutti questi danni, si continui a fumare? Tutto può essere spiegato da una sola parola: dipendenza. E per quanto riguarda il fumo, ne abbiamo di due tipi: quella fisica e quella psicologica. Per quanto riguarda quella fisica, e senza voler scendere in dettagli troppo tecnici, la nicotina ha la capacità di legarsi ad alcuni recettori neuronali (presenti nel sistema nervoso), simulando una gratificazione a comando, al posto di quella naturale. Ciò è possibile perché questa gratificazione consiste nel rilascio di dopamina, una sostanza naturale, prodotta dal nostro stesso corpo che fornisce moderati effetti di piacevolezza e rilassatezza. Quindi fumando, la nicotina inalata raggiunge questi recettori che – dopo un complicato ciclo chimico – ci fanno provare un certo piacere. Inoltre la nicotina ha anche la capacità di promuovere un aumento di questi recettori e più ne abbiamo, più avvertiamo il bisogno di fumare.
Come possiamo accorgerci di essere dipendenti dalla sigaretta? La dipendenza fisica si osserva dalla nascita di un comportamento motivato teso ad entrare in contatto con la sostanza d’abuso che in questo caso è la sigaretta.
Per quanto riguarda la dipendenza psicologica, questa dipende da una serie di fattori, alcuni dei quali sono ancora al vaglio della comunità scientifica. Uno dei più studiati è comunque l’azione di “suzione”: introducendo la sigaretta in bocca, infatti, facciamo un movimento che assomiglia molto all’atto di succhiare. Questo comportamento è a sua volta equivalente a tutte quelle azioni che spesso agiamo anche soprapensiero quando siamo preoccupati o agitati: il tappino della bic in bocca, masticare una gomma, succhiare una caramella, mangiare qualcosa, il pollice in bocca di alcuni bambini, sono tutti comportamenti che apparentemente calmano i nervi. E poi si è detto che la nicotina innesca un circuito alla fine del quale proviamo piacere, quindi possiamo parlare di dipendenza psico-fisica.
Questa doppia dipendenza – del corpo e della mente – spiega perché sia così difficile smettere di fumare. Il fumo è dannoso, nuoce gravemente alla salute, provoca malattie mortali… quante volte siamo esposti a queste informazioni? Si tratta di slogan ad alto impatto emotivo, che suscitano cioè in chi li ascolta forti emozioni, in questo caso negative. Eppure, nonostante tutto ciò, i fumatori sembrano impermeabili a questo martellamento. Perché? Cosa succede nelle loro menti? Semplicemente hanno imparato, più o meno inconsapevolmente, a distogliere la propria attenzione da certi messaggi prima che il loro contenuto possa in qualche modo giungere alla parte cosciente del cervello e quindi mettere a segno l’informazione. Ma com’è possibile fare una cosa del genere? Intervengono nello stesso tempo due processi che si alimentano vicendevolmente. Per quanto riguarda il primo, il fumatore è esposto in maniera così frequente a questo tipo di messaggi ansiogeni (sono anche presenti su ogni pacchetto di sigarette) che finisce coll’abituarcisi. Pensiamo infatti a quando al luna park facciamo le montagne russe o andiamo al cinema a vedere un film dell’orrore: la prima volta siamo sempre più spaventati delle successive. Inoltre, il fumatore ha imparato a distogliere la propria attenzione dai messaggi, proprio come faremmo davanti a qualche scena particolarmente cruenta di un film. Infatti, domandando ad un fumatore quale scritta sia riportata sul proprio pacchetto, la maggior parte – se non la quasi totalità – delle volte, non saprà rispondere: proprio perché ha imparato a non leggerlo.
Il secondo motivo, ampiamente studiato in psicologia è la dissonanza cognitiva. Ciascuno di noi possiede una serie di convinzioni e idee che per coesistere devono essere concordi, cioè non devono trovarsi in contrasto l’una con l’altra, non devono essere quindi dissonanti. Per fare un semplice esempio, dentro di noi non possono convivere allo stesso tempo la convinzione che lo sport fa bene ed è salutare, con l’idea che lo sport sia nocivo per le articolazioni e che sarebbe meglio non praticarlo. Ma a volte ciò avviene. A volte cioè ci imbattiamo in informazioni che vanno decisamente contro le nostre convinzioni ed allora, in automatico, la modifichiamo parzialmente per renderle coerenti con quanto già sappiamo. Nel caso del fumatore, questi – inconsapevolmente, è bene precisarlo! – opera una modifica di tutti i messaggi che lo ammoniscono sulla pericolosità del fumo. Per esempio può non tenere conto dell’informazione (“Non ci credo, quest’informazione è falsa!”), oppure può convincersi che la percentuale di cancro polmonare e di malattie cardiovascolari non sia così alta come alcuni medici pretendono: infatti alcuni medici fumano. O anche alcuni fumatori sostengono che fumare fa male, è vero, ma se smettessero ingrasserebbero ed anche il peso eccessivo è nocivo per la salute. Qualsiasi strada si scelga, avendo parzialmente modificato le notizie, il fumatore avrà ridotto la dissonanza e potrà continuerà a fumare senza troppi scrupoli di coscienza.
In ultimo, c’è il fattore “abitudine” che non va affatto sottovalutato. Infatti chi fuma in particolare da molto tempo si è abituato a veri e propri rituali, come la sigaretta dopo il caffé o dopo cena, la sigaretta con quel particolare amico, in quel preciso momento della giornata. Restare improvvisamente senza questo rito ha un effetto destabilizzante esattamente come se si dovessero cambiare altre importanti abitudini come dormire a quella determinata ora, lavarsi i denti con la mano sinistra anziché con la destra e così via. Quindi si creano delle naturali resistenze ad interrompere un’azione – quella di fumare – che ormai fa parte della routine di vita quotidiana. A volte, poi, si cerca di sostituire il fumo con qualcos’altro ed ecco allora che la scelta ricade spesso in altre attività che si fanno con la bocca e danno piacere: il cibo è il numero uno della classifica.

A cura di: Dott.ssa Micaela Scigliano

Articolo tratto dal sito www.nonsolofitness.it

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Autore dell'articolo

Laureata in fisica, ho la passione sin da piccola per l'atletica