Le azioni muscolari reversibili

Le azioni muscolari reversibili - Seconda parte

di NewLand - Gio, 24/05/2012 - 13:57

La settima scorsa ci eravamo lasciati sui motivi che stanno alla base delle azioni muscolari reversibili, in particolare dell’elasticità che muscoli e tendini mostrano avere e sull’azione dei meccanismi neuronali che governano tale azioni attraverso processi sensoriali riflessi.

L’elasticità svolge un ruolo fondamentale. Quando un corpo deformabile viene allungato e, successivamente, viene lasciato libero, esso ritornerà alla propria lunghezza originaria, sfruttando l’energia elastica accumulata durante l’allungamento. Questo è quello che succede a muscoli e tendini che risultano avere rilevanti componenti elastiche.

Durante il ciclo, descritto nel precedente articolo, di allungamento-accorciamento la loro elasticità risulta determinante. In base ai principi della fisica, il valore dell’energia accumulata durante l’allungamento (forza elastica) è direttamente proporzionale alla forza esercitata e alla deformazione indotta. Poiché il muscolo e il proprio tendine sono posizionati in serie, essi sono soggetti alla stessa forza e quindi il valore dell’energia accumulata dipende principalmente dalla loro deformazione. Deformazione che è in funzione della rigidità del sistema muscolo-tendine.

La rigidità del tendine è costante, mentre quella del muscolo varia. Quando il muscolo è passivo la propria rigidità è ridotta al minimo (è facilmente allungabile) se il muscolo è teso (contratto) la rigidità aumenta. In generale più è elevata la tensione del muscolo maggiore è la forza che necessita per allungarlo.

In atleti di alto livello e durante l’esecuzione di particolari movimenti nei muscoli si sviluppano tensioni così elevate che il muscolo diventa rigidissimo, in questo caso l’energia elastica, che può essere successivamente riutilizzata, è immagazzinata quasi esclusivamente nei tendini (ad es. nella fase di stacco di un salto in lungo, tricipite della sura). In questi casi migliorare l’elasticità dei tendini e l’ abilità a sfruttare tale energia gratuita diventa di fondamentale importanza per il raggiungimento di prestazioni elevate.

Secondo Fukunaga e coll. (1996) nell’esercizio di Drop Jump ( salto in basso da un piano rialzato con successivo balzo non appena i piedi prendono contatto con il terreno) il 66% del lavoro è svolto dal tendine nella fase di allungamento (eccentrica) e il restante 34% risulta a carico della fase di accorciamento (concentrica). Durante la fase concentrica il 76% del lavoro è prodotto dalla restituzione di energia elastica del tendine (!!). Ottime notizie, dunque, per chi salta le siepi, utilizzare efficacemente energia elastica gratuita (dopo il salto), può far risparmiare notevoli quantità di energie per competizioni così lunghe.

Ulteriori ricerche condotte da Komi nel 2003 hanno evidenziato come sempre nell’esercizio di Drop Jump, le fibre del quadricipite femorale si allungavano insieme a quelle del proprio tendine (tendine rotuleo). Mentre nel tricipite surale l’allungamento era tutto a carico del tendine (tendine d’Achille) e il muscolo lavorava pressoché in condizioni di isometria.

Komi sostiene quindi che il comportamento del sistema muscolo-tendine, nell’immagazzinamento di energia elastica, varia in funzione dei gruppi muscolari sollecitati.

NewLand

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