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Come funziona il sistema aerobico quando corriamo

di Andrea Cassanelli - Mer, 20/06/2018 - 20:25
I mitocondri, corpuscoli deputati alla produzione di energia durante la respirazione, svolgono un ruolo fondamentale per chi pratica sport aerobici

Partiamo dalla loro definizione riassumendola sinteticamente; i mitocondri sono corpuscoli di forma granulare o filamentosa, deputati alla produzione di energia durante la loro fase respiratoria.

Dalla definizione si comprenderà bene la loro importanza per chi pratica sport aerobici, quindi anche ed in particolar modo la corsa. I mitocondri hanno una funzione basilare nel ciclo della respirazione cellulare, glicolisi e conseguente produzione delle molecole ATP (Adenosina Trifosfato). Senza voler entrare troppo nello specifico di questa fase e del successivo ciclo di Krebs, ci basterà comprendere che più mitocondri ci sono e maggiore è la loro capacità, più energia siamo in grado di produrre per i nostri muscoli.


I mitocondri grazie all’attività fisica aumentano di dimensioni. Rispetto ad una persona sedentaria, anche il solo esercizio del cammino, considerandola come attività di media intensità, produce questo effetto nelle dimensioni dei mitocondri nei muscoli scheletrici, mentre l’attività aerobica di buona intensità caratterizza un incremento del DNA mitocondriale ed un aumento della capacità ossidative.

Va da sé che per chi pratica sport di tipo aerobico, quindi non solo la corsa, ma anche nuoto, bicicletta, etc, sia importante, ai fini prestativi, anche avere a disposizione un buon numero di mitocondri, così da avere la possibilità di sfruttare maggiormente le loro caratteristiche di “produttori di energia” così importante per i muscoli. L’attività aerobica di tipo intenso, infatti, porta nel tempo a questo risultato ed è uno dei motivi per cui si migliora allenandosi con costanza dando gli stimoli giusti.



mitocondri

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Come molti di voi avranno già avuto modo di leggere, effetti positivi in relazione a questo aspetto si ottengono dall’allenamento in altura. Gli effetti benefici arrivano però con stage a quote superiori i 1.200 metri. A quell’altitudine si ottengono risultati irrisori, mentre già interessanti possono essere gli esiti di atleti che si sono allenati a quote superiori ai 1600/1800 metri.

Per ottenere un beneficio prestativo non basta però recarsi in quota ed effettuare la seduta, occorre avere la possibilità di adattarsi alla stessa ed aver programmato un ciclo di sedute per un totale di circa 3 settimane.

Più che il numero dei mitocondri, messo in discussione da alcuni studi della medicina sportiva, dove si evidenzierebbe addirittura una diminuzione degli stessi, le capacità che vengono migliorate dall’allenamento in quota sono:

  • Modificazione del volume plasmatico
  • Aumento dei globuli rossi
  • Aumento delle capacità aerobiche
  • Miglioramento delle capacità di utilizzare ossigeno
  • Miglioramento dell’efficienza nel trasporto dell’ossigeno


Credo che a prescindere da tutto ciò, correre a quote anche inferiori, intorno ai 1.000 metri, in particolar modo durante il periodo estivo, permetta all’atleta di allenarsi a temperature più idonee per l’efficienza del proprio organismo evitando le sensazioni di disagio che si percepiscono inevitabilmente in pianura nella canicola estiva.

Questo non può far altro che permettere all’atleta di eseguire sedute maggiormente impegnative quindi stimolanti per tutto il sistema aerobico.


Ritratto di Andrea Cassanelli
Atleta e Tecnico Fidal tesserato per la S.G. La Patria Carpi

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