Alessia Trost

Intervista ad Alessia Trost

di Andrea Poidomani - Mer, 20/03/2013 - 08:30

Da poco entrata nell'olimpo del salto in alto italiano e non solo con i suoi 2m raggiunti a Trinec (Repubblica Ceca) lo scorso Gennaio, Alessia Trost rappresenta il presente e il futuro dell'atletica italiana. Infatti annovera già due titoli mondiali, ma siamo sicuri che questo è solo l'inizio.
Vi proproniamo di seguito la sua intervista in esclusiva per Running Italia.



Alessia Trost, a 19 anni due titoli mondiali Bressanone 2009 e Barcellona 2011, sei la nuova icona dell'atletica italina, quanto ti pesa? e quanto ti stimola?
Credo che con me ci siano molti altri giovani atleti, che hanno voglia di fare bene. È questo a stimolarmi: l'atletica è uno sport individuale, ma pensare di far parte di un movimento, di un gruppo, di un team, rende l'ambiente più rilassato e sportivamente molto attivo. La pressione nello sport è fisiologica, l'importante è che quella interna non sia maggiore di quella esterna.


Come hai iniziato?
Ho iniziato da piccola andando a correre con mio padre, che è un podista amatoriale. Quando ha cominciato ad allenare una squadra giovanile, io sono andata al campo con lui, avvicinandomi a tutte le discipline dell'atletica leggera. In quello stesso stadio allenava quello che oggi è il mio allenatore, Gianfranco, che mi ha avvicinato al salto in alto.


D'obbligo l'accostamento con Antonietta Di Martino e con Sara Simeoni, quali sono i punti che avete in comune?
Antonietta di Martino e Sara Simeoni sono due regine del salto in alto. Essere paragonata a loro mi fa moltissimo piacere e in parte mi imbarazza, quando da piccola vedi il tuo idolo alla televisione non pensi di poter avere qualcosa in comune con lui. Per me sono due esempi, la strada da percorrere per arrivare dove loro sono arrivate è ancora molto molto lunga.


Come ci si sente a far parte del ristretto club dei 2metri, che rappresenta l'elitè mondiale?
È una grandissima emozione, un grandissimo piacere. Questi 2 m sono arrivati in modo inaspettato e in primis mi hanno regalato una grande voglia di continuare ad allenarmi. Mi piacerebbe raggiungere di nuovo questa misura con più consapevolezza, avendo coscienza di quello che è stato il lavoro che mi ha portato al risultato.


Famiglia, allenatore, società, che rapporto hai con queste tre componenti?
Ho la fortuna di avere una famiglia che si è sempre approcciata all'atletica, alla mia atletica, in modo assolutamente discreto, tanto che a casa non si parla mai di stadi e gare. Il mio allenatore ha una grande esperienza, una grande pazienza e soprattutto riesce ad essere, o sembrare, tranquillo nei momenti in cui io ho bisogno di esserlo. Gianfranco è una persona verso la quale nutro una fiducia infinita e lo stesso vale per le Fiamme Gialle che mi sostengono e mi aiutano non solo dal punto di vista sportivo ma anche nella mia crescita come atleta.


C'è un atleta a cui ti ispiri in particolare o che ti affascina?
Per quanto riguarda il salto in alto mi piace molto la russa Anna Chicerova, ma affacciandomi alle manifestazioni estere ho conosciuto molte persone che mi hanno affascinato e sorpreso. I nomi sarebbero davvero troppi. È il bello dell'atletica, il colore dell'atletica.


Quale è il sogno nel cassetto di Alessia?
Il sogno nel cassetto è poterlo aprire, questo cassetto.

Ritratto di Andrea Poidomani
Laureato in informatica, dopo una lunga parentesi torinese, ritorno alle mie origini per trasferirmi in Sicilia. Da sempre sono stato appassionato di sport, ma soprattutto di atletica.
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