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Il Sogno Americano: la Maratona di New York

di Ismaele Morabito - Gio, 17/11/2016 - 22:14
La Maratona di New York è il sogno di ogni podista: un'esperienza unica, di sport ma anche di umanità. Persone di origini, culture, religioni e lingue diverse si riuniscono tutte con lo stesso obbiettivo: correre!

Medaglie della Maratona di New York 2016. Photo Credit: Mike Segar/Reuters


La Maratona di New York è il sogno di ogni podista: un'esperienza unica, di sport ma anche di umanità. Persone di origini, culture, religioni e lingue diverse si ritrovano a partecipare ad un evento di portata mondiale, accomunate dallo stesso obbiettivo: correre!

Ismaele Morabito è uno dei podisti che quest'anno ha corso la maratona nella Grande Mela. Ismaele è stato l'inviato social di Running Italia, rendendoci partecipi di questa avventura durante il fine settimana del 6 Novembre e per questo lo ringraziamo di cuore. Adesso, che è tornato a casa, ci racconta la sua esperienza d'oltreoceano.

Buona lettura, ma soprattutto, buona corsa! Perchè leggendo, dimenticherete di trovarvi a casa, a lavoro o in metro, ma sarete con Ismaele, a vivere il Sogno Americano.


Venerdì 11 Novembre 2016, ore 23:45, Fiumefreddo di Sicilia


Sono sdraiato sopra il letto di camera mia, tengo in mano lo smartphone per guardare le foto del mio ultimo viaggio: foto scattate in volo da un posto finestrino, foto di grattacieli, foto di runners, volti che trasudano emozioni. Il dubbio pervade la mia mente: sono davvero stato in America a correre la Maratona di New York?

Tra un ricordo e l'altro, senza neppure accorgermene, mi addormento sereno.


Venerdì 4 Novembre 2016, ore 4:50, Fiumefreddo di Sicilia


La giornata inizia prestissimo, praticamente la precedente non è mai finita perché non sono riuscito a dormire. Finalmente l'attesa durata mesi è finita, mi faccio scivolare le soffici lenzuola sulla pelle godendomi il silenzio dell'alba e, con serenità, lentamente mi alzo. Devo andare in aeroporto a Catania, a prendere un volo con scalo a Roma, che mi porterà per la prima volta in vita mia in America, a New York.



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Ismaele in viaggio verso New York


Venerdì 4 Novembre 2016, ore 14:45, New York


Dopo molte ore di un volo transatlantico trascorse un po’ a dormire, un po’ a leggere ed un po’ a parlare con i tanti colleghi runners presenti, finalmente si aprono le porte dell’aereo: cavolo ancora non ci credo, sono a New York!

Scendo dal volo e dopo la normale prassi doganale, prendo il primo mezzo utile per raggiungere l'Hotel a Manhattan.

Due sensazioni mi pervadono inevitabilmente: da un lato mi trovo in posto totalmente nuovo, dall'altro, mi sento a casa, forse perché l'aria che si respira è un mix di adrenalina e felicità dovuta all'evento che a breve andrò a vivere. Lascio i bagagli in hotel e prendo la metro per catapultarmi all'Expo della maratona per ritirare il pettorale.

Appena arrivo al padiglione mi rendo subito conto che sono nella cattedrale del runner: un mix di colori, di lingue da tutto il mondo a far da cornice a decine e decine di stand di ogni azienda sportiva tecnica conosciuta al mondo. Posso assaggiare qualsiasi tipo di integratore sportivo e provare qualsiasi indumento sportivo.

Tra una foto e l'altra, mi sento un po’ come Pinocchio nel Paese dei Balocchi, quando vedo un gigante schermo digitale, in cui è possibile scrivere il proprio numero di pettorale e ritrovarsi tutti i propri dati anagrafici sotto cui farsi la foto di rito con il pettorale che ho appena ritirato. Solo allora mi rendo conto che tra le mani non ho il pettorale di una maratona, ma ho il pettorale della Maratona per eccellenza, seconda forse solo a quella olimpica. L'emozione pervade il corpo e, aggiunta al jet lag ed alla stanchezza, quasi mi fa tremare le gambe.

Dopo una cena a base di hamburger vegano ed un giro a Times Square, vado dritto in Hotel a godermi una notte di riposo, di quiete prima della tempesta.



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Ismaele all'Expo della Maratona di New York 2016 per ritirare il pettorale


Sabato 5 Novembre 2016, New York


Il sabato pre-gara inizia prestissimo perché grazie al meteo fantastico, non a caso tutti dicono che l'autunno sia la migliore stagione per visitare New York, ne approfitto per correre una gara di 5km come rifinitura alla Maratona, con partenza dal palazzo dell'ONU ed arrivo sulla finish line della Maratona.

La gara è meno di un antipasto di quello che si proverà l'indomani, ma comunque è fantastico correre nelle centralissime strade di New York, con altri circa 20.000 runners da tutto il mondo, e poi per me la cosa si rende fantastica, in quanto riesco a correre la gara con mio fratello maggiore, Sebastiano, che per motivi di lavoro si trova a New York in questa giornata di Sabato. Mi sento davvero fortunato, direi proprio un privilegiato. Poi entrare a Central Park per gli ultimi 800 metri di percorso è un vero e proprio sogno che si realizza; quando scorgo il traguardo, mi sembra tutto finto, surreale, e invece no, è vero, verissimo!

Il resto della giornata lo trascorro da vero e proprio turista, senza comunque stancare troppo le gambe, cosa che a New York non è facilissima, perché si potrebbe camminare per ore senza rendersene conto, tra Central Park, la Quinta Strada, il Rockefeller Center, Wall Street, World Trade Center: okay la gara, ma provo un po’ a godermi la città perché come al solito, provo a fare sempre il massimo per non avere rimpianti, se in futuro non dovessi avere la possibilità di rivivere queste esperienze.


Domenica 6 Novembre 2016, New York


Ore 4:30

Qui a New York è anche cambiata l'ora, per cui sono riuscito a dormire un'ora in più, io riesco sempre a dormire la "notte prima degli esami", riesco a gestire la tensione ed a rilassarmi. Mi alzo, faccio uno spuntino leggero vista l'ora e subito inizio a preparare i vestiti, soprattutto mi emoziona pensare che sto "spillettando" il pettorale della Maratona di New York sulla canotta del mio completino da gara.



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Il completino, le scarpe da running e il pettorale con i quali Ismaele ha corso la Maratona di New York


Alle ore 5:15, in albergo mi passa a prendere il bus che è già pieno di altri runners per condurmi al porto anche se è ancora notte. Dopo circa 20 minuti di bus, in cui mi godo la vista degli immensi grattacieli illuminati con i colori dei due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, arriviamo al porto.

Dopo il primo di tanti controlli di sicurezza da parte dell'esercito, salgo sul battello che mi porterà a Staten Island. Durante la traversata io e gli altri centinaia di runners ci godiamo i primi raggi di sole che iniziano a colorare di arancione i piani più alti dei grattacieli ancora dormienti, ci godiamo la sky line di Manhattan da un punto di vista che la maggior parte dei turisti non può avere. Prima di arrivare a destinazione, alla nostra destra ci sorprende la vista della maestosa statua della Libertà, che ci ricorda, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che siamo davvero a New York.

Giunti a destinazione sembriamo dentro la scena de "La Guerra dei Mondi", quando migliaia di persone scappano da New York in battello dagli Extraterresti.

Dopo un ulteriore controllo, veniamo prelevati da un bus che ci porta finalmente al controllo finale ed al nostro luogo di partenza.

Un paio di ore prima della partenza, alla base del mitico ponte di Verrazzano, ci viene offerta una fantastica colazione a base di caffè americano e donuts (tipiche ciambelle americane) e da questo noto che l’organizzazione, che sino ad allora era già stata ottima, diventa perfetta: certo non era caffè italiano, ma ci accontentiamo ugualmente.


Ore 9:50

Quattro colpi di cannone da parte dell'esercito degli Stati Uniti, l'inno Nazionale USA, gli aerei dell'Aeronautica che volano bassi, ci siamo!

Via la gara prima per gli hand-bike, poi per le donne professioniste e poi per gli uomini professionisti, è incredibile come a pochi passi da me si stia scrivendo la storia dell'atletica mondiale, probabilmente ancora non me ne rendo pienamente conto.

Tocca a me, si parte!

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Selfie sul Ponte di Verrazzano, dopo la partenza


E' subito Ponte di Verrazzano, è subito storia!

Mentre corro ho già migliaia di runners alla mia destra ed altre migliaia al piano inferiore del ponte, io invece essendo sulla parte superiore, mi godo il paesaggio fantastico con Manhattan in bella vista grazie alla splendida giornata di sole ed alla visibilità eccellente, dovuta anche al forte ma non fastidioso vento che pulisce l'aria da ogni tipo di foschia.

La prima parte in salita e poi dopo un centinaio di metri in pianura, si inizia a scendere verso la terra ferma, nel frattempo gli elicotteri della polizia volando bassi, mi danno una carica incredibile.

Usciamo dal ponte ed entriamo a Brooklyn, dove ci congiungiamo con i runners che sono partiti nella parte inferiore del ponte e, dopo un paio di curve a destra prima e a sinistra poi, una folla composta e poco rumorosa ci ricorda che siamo entrati nel quartiere ebraico. Particolare davvero osservare tutti quegli uomini vestiti in nero e con le barbe lunghe, che applaudono e ti incitano ma con molta formalità, poco coerente per la verità con il contesto generale.

A questo punto entriamo nella 3a e 4a Avenue, un tratto di circa 3 km perfettamente dritto che mi permette di osservare la folla oceanica di runners che mi precede e mi segue, senza contare la folla oceanica di persone che ti spronano e ti fanno a volte anche sorridere, con i loro incredibili cartelloni. Come i bambini che, in stile Mario Bros, tengono un cartone cubico in mano con su scritto: "Colpiscilo per avere potenza”, o come i simpatici Messicani con i loro: "Se Trump corre per la Casa Bianca, tu puoi correre una maratona".

Dopo il decimo km iniziano le prime salite e le conseguenti discese, una di queste è Lafayette Avenue, che mi ricorda un arrivo in salita stile Tour de France di ciclismo, con il pubblico che letteralmente ti sbatte addosso tanto è vicino. Lì inizio a dare il cinque a tantissimi tifosi, cosa che farò sino a fine gara, ed alla fine credo di averlo dato a migliaia di persone di tutto il mondo.

Durante il percorso incontro gente incredibile, come i veterani di guerra in Iraq senza una o due gambe correre con le protesi o come il padre che, correndo trascina una sedia a rotelle con il figlio diversamente abile sopra. E' un mix emotivo che difficilmente riesco a metabolizzare, praticamente mi sembra di vivere dentro ad un film.

I volontari sono sempre pronti a venirti incontro con la capacità di risolvere qualsiasi problematica, che sia carenza di liquidi o carenza di solidi o semplicemente una pacca sulle spalle.

Il paesaggio è sempre incredibilmente fantastico, con tutti i balconi delle case pieni di gente, che magari ne approfitta per un barbecue in stile americano.

E' incredibile come l'uomo sia capace di offendere, fare del male, combattere le guerre e uccidere per denaro, fama o altro, e poi una semplice Maratona riesca ad unire culture, popoli e religioni di tutto il mondo. Questo è il miracolo dello sport!



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Collage di vari momenti immortalati durante il percorso della Maratona di New York 2016


Poco dopo la mezza, con le gambe che iniziano ad indurirsi, è l'ora del famoso Queensboro Bridge, ponte che si corre per la prima parte in salita e al coperto, essendo il tetto del ponte la parte inferiore della strada intercomunale. La particolarità è che il pubblico in questo tratto è assente, per cui si corre in perfetto silenzio, con il solo rumore delle scarpe sull'asfalto e gli echi dei vari lamenti di fatica dei runners ,che nel frattempo si godono il paesaggio di Manhattan sulla sinistra.

Dopo la prima fase si corre un tratto in pianura e poi si inizia a scendere vertiginosamente con il boato del pubblico che si trova al termine del ponte ma che già si inizia a sentire e che ricorda la scena de “Il Gladiatore”, quando Massimo Decimo Meridio aspetta nei sotteranei del Colosseo ed inizia a sentire la folla che si trova nelle tribune. Arrivati a "valle", è un tripudio!

Lasciando il Queens, praticamente le gambe vanno da sole spronate dalla folla e se non si fa attenzione, si rischia di avere qualche contrattura o peggio uno strappo.

Tre miglia totalmente in rettilineo e dopo l'ennesimo piccolo ponte, si entra nel Bronx. Lì mi sento dentro il film “8Mile” di Eminem: ai lati delle strade decine di ragazzi giocano a basket in questi campi di fortuna, recintati da reti e pali di ferro. Tutto il mondo è però paese ed è lì che una signora di origine afro-americana, di sua spontanea volontà, ha deciso di organizzare un rifornimento fai da te: mi salva la gara, perché in quella fase non riuscivo a digerire una barretta ai cereali, e grazie alla sua Coca-Cola, sono riuscito ad andare avanti.

Lascio il Bronx ed entro a Manhattan; dopo l'ultimissimo ponte, si va spediti verso la Quinta Strada corsa quasi totalmente in salita sotto l'ombra di alberi giganti. Oramai le gambe sono arrivate, ma la mente vorrebbe correre per ore, vorrebbe non finisse mai quel momento.

Si entra a Central Park: sembra di correre dentro ad uno stadio ed è lì che, carico a palla, supero decine di runners partiti nella batteria precedente alla mia, e tra le foglie secche degli alberi in perfetto stile “Autumn in New York” e i bicchieri dell'ultimo rifornimento, devo stare attento a non scivolare, talmente è alta la velocità.

Si esce dal parco e si percorre la famosissima 59a Strada, piena di parenti che danno le bandiere dei rispettivi stati ai runners così da poterci tagliare il traguardo.



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Ismaele indossa la medaglia, dopo aver concluso la maratona in 03:59:18


Columbus Circle è ormai davanti ai miei occhi, quasi mi commuovo, ma non ho tempo da perdere, perché, okay il divertimento, ma voglio anche scendere se possibile sotto le quattro ore, e così mi accorgo di trovarmi a 400 metri dal traguardo a 3 ore e 58 minuti e qualche secondo.

Scatto finale con le gigantesche tribune festanti ai miei lati, sguardo al cielo ed è fatta! Ho tagliato il traguardo in 3 ore 59 minuti e 18 secondi.

Quando il volontario mi mette la medaglia al collo e faccio la foto sul pannello finisher, quasi mi commuovo, perché sono solo e penso alla mia famiglia che dall'altra parte del mondo, in Italia, seguiva la gara in TV, sperando di vedermi anche solo per qualche secondo.


Ho davvero realizzato un sogno, forse il sogno di tanta gente, ma soprattutto il mio.


Sabato 12 Novembre 2016, ore 09:25, Fiumefreddo di Sicilia


Mi sveglio dopo una notte di sonno completa dopo diversi giorni durante i quali ho dormito poco e male. Ripenso al viaggio in America e mi chiedo se è stato solo un sogno o se davvero ci sono andato. Alzo la testa e guardo la fantastica medaglia sul mio comodino, lì lucida a darmi il buongiorno. Il Sogno Americano non era solo un sogno!

Io il 6 Novembre 2016, a 27 anni, ho corso la (mia prima) Maratona di New York.



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Fronte e retro della medaglia della Maratona di New York 2016, personalizzata con i il nome di Ismaele e il tempo riportato in gara


Ritratto di Ismaele Morabito
Runner e autore del libro "Correndo ho imparato a camminare", per il quale, 9 luglio 2016, ha vinto il premio letterario nazionale "Akadèmon" categoria opera prima.

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