Running Italia

Atletica, podismo e allenamento per i runners

La corsa perfetta

di Pietro Cristini - Lun, 15/10/2018 - 11:45
Là dove si attraversa l’invisibile confine rappresentato dalla corsa meccanica per entrare nello stato ove la si abbandona Incontrare, con piena consapevolezza, la vera anima della corsa, l’essenza di un movimento all’unisono di mente e corpo
Correre

“Bisogna esercitarsi fino a quando la perfezione
non solo è stata raggiunta
ma si è anche connaturata nel nostro essere”

Gusty Herriel Lo zen e l’arte di disporre i fiori


Premessa: la corsa perfetta potrebbe essere connotata come movimento ineccepibile dal punto di vista meccanico che esprime efficacia, armonia e bellezza dell’azione atletica. Tutte qualità che venivano contestate al grandissimo Zatopek che correva sgraziato con la testa leggermente reclinata su di una spalla. Lui rispondeva che quando le gare si sarebbero valutate per lo stile si sarebbe adeguato e che, nel frattempo, era piuttosto la velocità e non lo stile a fargli vincere gare e stabilire record su svariate distanze. In questo breve articolo cerco di tratteggiare le particolarità della corsa perfetta intesa in un senso “insolito” provando a descriverne l’essenza.

Questa particolare corsa non è preclusa a nessuno. La possono praticare tutti, anche solo per pochi attimi, minuti o ore: atleti, ex atleti, chi corre per il solo piacere di correre anche neofiti purché con qualche chilometro nelle gambe.
Rappresenta la meta più alta della corsa dal punto di vista qualitativo e, in chi riesce a realizzarla dopo anni di agonismo e competizioni, potrebbe rappresentare lo sbocco inaspettato dopo tanti chilometri spesi in faticosi allenamenti e gare, aver consumato centinaia di scarpe, usurato tendini e legamenti.
Da soddisfazioni vere, profonde e l’aggettivo che la qualifica non deve intimorire né bloccare perché la situazione perfetta è quella consentita dall’ottimizzazione delle condizioni presenti e non da quelle ideali ma irraggiungibili.


Inizia con una buona disposizione d’animo, in pace con sé stessi e gli altri. Non è compensazione, sfogo, ricerca di qualcosa che non si riesce a trovare nella normale esistenza.
Non è fatta con l’intenzione di riparare, superare una situazione psicologica negativa.
È soprattutto la materializzazione di uno stato d’animo libero, sgombro da macchinazioni, elaborazioni mentali eccessive, giudizi spesso avventati su fatti o persone.
Una corsa alleggerita da quanto normalmente attraversa la mente; pensieri che riguardano preoccupazioni ricorrenti, accompagnata da un ritmo non forzato, giusto e misurato.
Si manifesta in modo spontaneo senza cercarla con ostinazione, quasi all’improvviso, ma ha radici lontane.
Si corre semplicemente incontro al mondo, alla vita rappresentata idealmente e materialmente dalla strada là davanti, in attesa d’innumerevoli passi di corsa: là, dove s’incontra un lungo sentiero di bosco, uno sterrato da calpestare con passi leggeri, un nastro d’asfalto da percorrere senza fretta.
Fatica e disagio fisico, tipici compagni di corse impegnate, sono assenti mentre nei posti d’onore siedono la gioia ed il piacere di correre.






Non v’è presenza di alcun assillo competitivo: non si deve raggiungere un traguardo prima di un altro concorrente, superare avversari con l’ultimo sprint, né primeggiare con altri podisti per essere considerati più bravi o andare forte per sentirsi gratificati nel proprio ego di runner. Il volto non è teso ma assume i tratti della serenità con lineamenti rilassati ed esprime la voglia e la gioia di correre. La testa è alta con lo sguardo rivolto in avanti, là, dove, presto si atterrerà sul terreno. Le mani, semiaperte, accompagnano l’azione armonica delle braccia che sfiorano impercettibilmente i pantaloncini. Non è più la razionalità atletica a guidare i passi di corsa: è, soprattutto, l’intelligenza di braccia, gambe, cuore e polmoni oggi in sintonia perfetta suggellata da una spontanea e profonda respirazione che imprime fluidità al procedere. La spontaneità e la naturalezza nella corsa promanano continuamente.


Il rilassamento, così difficile da raggiungere e praticare nei momenti di vera fatica, è parte integrante di un’azione atletica distesa, accompagnata da una felicità interiore persistente seppur non eccessiva. Si ha la sensazione di riuscire ad esprimere pienamente sé stessi nella corsa procedendo spediti, senza intoppi. I chilometri diventano e amici con cui trascorrere più tempo possibile ed in modo piacevole. Ogni momento ha in sé la ricompensa per l’uscita: il piacere di correre non è un po’ più in là, né dietro un angolo: lo si avverte ad ogni attimo, subito. È dentro la persona che corre, proprio ora. S’insinua delicatamente nelle più profonde pieghe della psiche massaggiandola piacevolmente. Inutile sottolinearlo: è una condizione quasi irreale costellata da momenti di magia là dove si attraversa l’invisibile confine rappresentato dalla corsa meccanica per entrare nello stato ove la si abbandona per incontrare, con piena consapevolezza, la vera anima della corsa, l’essenza di un movimento all’unisono di mente e corpo.


Allora non c’è più chi corre e la corsa bensì una mirabile fusione tra queste due entità. Non vi è niente da eliminare o aggiungere a quel punto; l’unico “impegno” è procedere continuando a vivere i momenti di questa magica ed insperata sintesi, guardando avanti, stando ad osservare semplicemente sé stessi nel silenzio violato dai solo rumore dai propri passi . La spinta è efficace ma non eccessiva, talora diventa delicata e permette di procedere con piacevole lena. Sembra di non inalare aria e, al contempo, si usufruisce di un insperato credito d’ossigeno. Si è veramente rilassati tanto da riuscire a percepire addirittura in un ovattato sottofondo i regolari battiti del cuore che scandiscono l’immissione del sangue nel tortuoso percorso del corpo.
Una successione di attimi straordinari di cui ci si vorrebbe impadronire per sempre e riprodurli a comando pur sapendo che nessuna sensazione, per quanto piacevole, potrà mai essere vissuta due volte allo stesso modo.





Si percorre il medesimo numero di chilometri di altre uscite, magari lo stesso sentiero, la solita strada ma con una presenza più attenta, un sentire più profondo. Si è veramente corsa, in modo pieno e totale, dimenticando, per incanto, quell’ego che non ci abbandona mai per fondersi con il paesaggio circostante nonché la variabile tempo, l’inesorabile misuratore di ogni prestazione atletica e di tanti momenti di vita.
Al termine dell’uscita si è convinti di essere usciti da un sogno, di aver corso in mezzo ad impalpabili nuvole senza aver provato la sensazione di correre, di aver superato, addirittura, la sua apparente ripetitività scoprendo qualcosa di nuovo ad ogni falcata.


Si è provata una corsa diversa: l’altra corsa, quella cercata forse, invano, in tanti anni, quella che si pensava non potesse esistere, né valesse la pena di cercare. Proprio quella “corsa perfetta”: una dimensione impalpabile ma percettibile con chiarezza dentro il nostro l’essere, nelle sue pieghe più profonde perché essa è in ciascuno di noi senza riserve. D’ora in poi non sarà più possibile considerala entità diversa da sé o provare ad allontanarla mettendola in un canto e usarla solo quando serve. Le sue delicate sensazioni si sono insinuate in noi ed emergeranno ogni qualvolta incontreremo le condizioni che la renderanno possibile.

Ha vissuto una parabola podistica lunga 50 anni come agonista, amatore e, infine, come praticante della corsa benessere. Nel 2009 ha pubblicato " Essere Corsa" ( Edizioni Del Faro ) e, nel 2015, " Correre con la testa" ( Fusta...
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