Correndo ho imparato a camminare: la magia della corsa

di Ismaele Morabito - Gio, 20/10/2016 - 16:38
Come può lo sport, la corsa, insegnare ad un semplice ragazzo di paese a vivere, a non mollare mai nonostante le avversità della vita?

Come può lo sport, la corsa, insegnare ad un semplice ragazzo di paese a vivere, a non mollare mai nonostante le avversità della vita?

Ismaele Morabito nel suo libro "Correndo ho imparato a camminare" (edito da Youcanprint ) ci racconta come, grazie alla corsa, sia riuscito a superare ogni difficoltà.
Nelle righe che seguono pubblichiamo un estratto dal libro, nel quale Ismaele racconta la sua esperienza alla Super Maratona dell'Etna 2015: 43 km di corsa, con un dislivello da 0 a 3.000 metri.


Sabato 13 Giugno 2015

Sono ancora a letto a godermi il fresco delle lenzuola sulla pelle e ad osservare i primi raggi di sole che entrano nella mia stanza formando ombre indefinite in questa mattina di fine primavera. Mio padre è già in piedi e sentendo il rumore dell'acqua in bagno, immagino si stia facendo la barba, sì perché per lui oggi è un grande giorno, per noi è un grande giorno, e come ogni grande giorno ci si fa belli. Oggi si corre la super Maratona.

Ci ritroviamo alle 7:45 già a Marina di Cottone, solito luogo di partenza, ormai è usuale l'atmosfera che si respira, tra centinaia di colori e decine di accenti di diversi dialetti d'Italia ed anche qualche collega "straniero" che ultimamente percorre le nostre strade Etnee, come Carl da Malta, un runner mingherlino ma tenace che corre la super Maratona praticamente da sempre.

Oggi sono nervoso, perché ho scoperto che la partenza della gara in staffetta, avverrà differita di 15 minuti rispetto alla Maratona, e di conseguenza crollano tutti i miei auspici di correre insieme a mio padre il tratto fino a Linguaglossa, come in precedenza avevo immaginato, per spronarlo e motivarlo per non mollare la presa nelle ripide rampe che si affrontano poco dopo Fiumefreddo.

Di necessità virtù penso, per cui passo tutti i minuti che mi separano dalla partenza, a catechizzare mio padre sull'andatura da seguire, sulla respirazione da mantenere per non andare in crisi e sulla quantità di acqua e sali minerali che deve bere evitando di andare in crisi idrica o di appesantirsi troppo.

Io starò in contatto con mio padre tramite una radiolina che i miei fratelli avranno in auto e che mi permetterà di avere aggiornamenti sulla sua condizione passo dopo passo.

Alle ore 8:00 sono sulla linea del traguardo anche in questo 2015 e nonostante non abbia preparato perfettamente la gara, il fatto di non poter correre con mio padre mi ha dato una forza interiore inimmaginabile, guardo tutti i ragazzi del gruppo di Etna Running, la mia squadra, e penso che sono belli lì con i loro pensieri e le loro sensazioni a giocarsi anche in questo nuovo anno le loro carte per vivere un’esperienza come sempre unica e da sogno.

Come al solito tocco il terreno per rilassarmi e subito sento il colpo di pistola, si parte.

Il frastuono delle auto che ci fanno assistenza, le urla, i motori delle moto che ci accompagnano, è una festa, come sempre.

I primi chilometri sono come sempre facili e divertenti dentro il mio paese e non appena attraverso la fine del territorio di Fiumefreddo, guardo l'orologio e penso subito a mio padre, lui in quel momento penso, starà per partire per correre la sua prima gara, da solo.


Ore 8:15

Il colpo di pistola dà il via alla gara in versione staffetta. Dopo neppure cento metri il gruppone ha già una decina di metri di vantaggio su mio padre, ma lui mettendo in pratica i miei consigli, riesce a correre lentamente, andando con il suo passo.

Senza troppe difficoltà riesce ad arrivare a Fiumefreddo, dove viene accolto da numerosi compaesani che lo applaudono e si complimentano con lui. Lui a quel punto è l'ultimo atleta sul percorso di gara e di conseguenza alle sue spalle è scortato dal personale di assistenza medica, tant'è che riesce ad intrattenere anche delle battute soprattutto comiche sul fatto che lui per quanto possa andare piano, non entrerà mai sulla loro ambulanza.

Senza troppa fatica riesco a salire i tornanti di Piedimonte con un andatura abbastanza sostenuta, tant'è che riesco a sorpassare decine di atleti e qualche compagno di squadra.

Davanti a me ho solo Mario, il nostro runner più anziano dopo mio padre, e Marco, senza contare il nostro top runner Sebastiano, che fa chiaramente corsa a se.

Sono abbastanza soddisfatto perché non percepisco per nulla la fatica che mi sarei aspettato di provare con così poca preparazione sulle gambe.

Supero Piedimonte e corro il tratto fino a Linguaglossa con Maurizio e Franco, due nostri compagni che per la prima volta si cimentano nella super Maratona. "Ragazzi andate con il vostro passo, non esagerate" gli dico; noto subito che stanno andando troppo forte per la loro preparazione e gli consiglio di rallentare perché la strada, ahi noi è ancora lunga.

Entrando dentro Linguaglossa allungo il passo e li supero spronandoli comunque a non mollare la presa e avvertendoli che ci saremmo visti al traguardo per la foto di rito.
Attraverso il traguardo volante e qualche centinaio di metri dopo il punto del cambio staffetta, ed è a quel punto che tramite l'auricolare sento i miei fratelli per chiedere nuove sullo stato fisico di papà.

Mio padre ha non senza nessuna difficoltà superato le scale di Piedimonte, non tanto per una carenza fisica, quanto mentale essendo solo, così mio fratello Sebastiano ha preferito scendere dalla macchina e correre qualche centinaio di metri insieme a lui. Una volta raggiunto Piedimonte ed il primo rifornimento si è ripreso ed a testa alta ha continuato il percorso.

Inizio il tratto in pineta dopo quota mille e grazie all'organizzazione impeccabile della gara, che ha letteralmente riempito il percorso di rifornimenti, non ho bisogno neppure di masticare i sali che mi sono portato dietro per andare avanti, e mi sento ancora bene, talmente bene che continuo a migliorare la mia posizione in classifica superando sempre più gente sul percorso.

Mio padre si trova nel tratto di campagna prima di Linguaglossa, e fortunatamente per lui, incontra una ragazza, si chiama Donata, che sta correndo la Maratona e che essendo in forte ritardo è stata superata anche dagli staffettisti, così loro si spronano a vicenda, corrono e alternano camminata veloce e riescono così senza grandissime difficoltà a raggiungere Linguaglossa.

Mio padre essendo ancora in forma e carico psicologicamente dalla situazione, con non molto spirito di cavalleria per la verità, lascia indietro Donata e allungando il passo, affronta il centro abitato di Linguaglossa da solo e non da ultimo, portandosi con uno scatto finale al cambio della staffetta, dove sarà lì ad attenderlo Giuseppe, il secondo staffettista.

Mentre corro in pineta vengo aggiornato sulla situazione di mio padre, e la cosa mi rende subito fiero e felice. Felice per tutti gli allenamenti assieme, felice per quello che abbiamo fatto con mio padre, felice per lui. Fiero di avere un padre così, fiero di avergli fatto vivere questa esperienza.

Tutto ciò mi rende carico, mi sprona, come se ascoltassi la musica in cuffia per non sentire le fatica, e accelero, accelero il passo e sorpasso altri atleti, tra cui Marco e Mario, mi sento sereno, mi sento felice, davvero.

Mi dicono che anche Giuseppe mantiene un passo di tutto rispetto ed io sono quasi a Piano Provenzana, dove sto affrontando la "maledetta".

Quel durissimo tratto di strada che con i suoi quasi venti per cento di pendenza ti indurisce le gambe, già stanche dalla fatica precedente e non allenate a dovere in modo incredibile. Ho una piccola crisi di crampi e sono costretto a camminare diverse centinaia di metri, nonostante tutto riesco ad arrivare a Piano Provenzana con quasi dieci minuti di vantaggio rispetto al mio tempo migliore corso nel 2014, mi sento fortissimo, "E non ho neppure fatto gli allenamenti come si deve", penso, "quando si dice che l'esperienza a volta ti fa fare cose impensabili".

Oramai dopo Sebastiano, del "gruppo Fiumefreddo" sono il primo. Mi cambio in pochi secondi e dopo aver bevuto un integratore salino, parto subito la parte in terra battuta del percorso.

Sono sostanzialmente da solo per i primi tre chilometri e tranne qualche turista che passeggia per fotografare lo splendido paesaggio, non mi resta che continuare cercando di non pensare alla fatica, al vento ed al freddo che mi secca la salivazione e mi fa avere ancora più sete di quella che si avrebbe normalmente.

Dopo qualche altro minuto raggiungo un runner, così ne approfittiamo entrambi per parlare e camminare un pò assieme per spronarci a vicenda, parliamo delle nostre vite, mi racconta che vive in paese vicino, che gestisce una macelleria che si chiama Roberto, si vede subito dallo sguardo che sia una brava persona, si nota dal fisico che sia un grande atleta. Mi dice che è un tri-atleta e che ancora non è un esperto della "zero tremila". Dopo diverse centinaia di metri corsi assieme, io allungo il passo e vado avanti, lasciando solo Roberto, al suo passo.

Sarà l'ultima volta che vedrò Roberto, per sempre...

Talmente mi sento bene che alla camminata veloce alterno anche qualche decina di metri di corsetta e senza nessun intoppo, neppure meteorologico, anche se la neve ai bordi della strada è veramente molto alta, riesco a raggiungere piano delle Concazze.

Mentre percorro il tratto in pianura prima della salita finale al rifugio vulcanologico penso che la Super Maratona dell'Etna è un mostro, se osservi a distanza il percorso, lo studi su di una cartina, ti sembra in gigante insuperabile, poi quando la corri, se hai l'umiltà di affrontarla passo dopo passo, senza guardare troppo avanti, ti accorgi che il gigante diventa sempre meno pericoloso fino a quando non si fa raggiungere in cima.



corsa

Super Maratona dell'Etna 2015, arrivo a quota 3.000 m


Gli ultimi metri prima di tagliare il traguardo mi tolgo le scarpe e resto solo con i calzini, avevo fatto una promessa tra me e me, se avessi tagliato il traguardo anche quest'anno, lo avrei fatto senza scarpe, e così è stato.

E' incredibile, ho impiegato 5 ore 43 minuti e 22 secondi, quasi mezzora in meno del 2014. Oltre ogni inimmaginabile aspettativa.

Una volta raggiunto il traguardo, pensi che non vorrai vivere più quell'esperienza, quella fatica. Che non vorrai più correre una gara del genere.

Dopo qualche minuto, il tempo di un caffè caldo e qualche biscotto, riflettendo con calma, non vedi l'ora che arrivi il prossimo anno, per riprovarci ancora, e ancora una volta.

Mi godo il paesaggio aspettando l'arrivo di quasi tutti i ragazzi di Etna Running, compresi Franco e Maurizio che lasciando a Linguaglossa, avevo promesso che ci saremmo rivisti al traguardo per la foto. Dopo quasi tre ore passate in cima a godermi ogni sensazione, ogni sguardo di fatica misto a felicità di ogni arrivato, i pianti , le risate, decido di scendere a valle con l'ultima navetta disponibile. Non sono voluto scendere subito dopo il traguardo come i "top runner", non volevo rendere questa gara una cosa meccanica, finta, da fare, finire e "abbandonare" subito. No!

Dovevo godermi tutto, ne avevo bisogno, un po’ per me stesso, per tutto quello che ho passato e che mi ha fatto capire che nella vita, anche se spesso è più facile a dirsi che a farsi, bisogna apprezzare ogni cosa fino alla fine, perché potrebbe finire da un momento all'altro, un po’ per tutta la gente che non potrà mai vivere queste esperienze e che quindi io vivendole in pieno, sento come di non mancargli di rispetto a loro che non le vivranno mai e che pagherebbero oro per essere dove sono io.

Anche la staffetta è riuscita a raggiungere il traguardo.

Giuseppe è brillantemente arrivato a Piano Provenzana entro le cinque ore e mio fratello Sebastiano al traguardo entro le otto ore previste dal tempo massimo, anzi qualche dozzina di minuti meglio.

Ultimi ma comunque arrivati.

Non avete idea della felicità di mio padre nell'indossare quella medaglia in terra cotta che testimonia che anche lui, se pur in versione staffetta, è stato un "finisher" della competizione.

Quando diverse ore dopo ci ritroviamo al ristorante per il pasta party post gara, insieme a tanti altri runners, sembriamo tutti dei ragazzini felici appartenenti alla stessa famiglia, non importa se abbiamo corso tutta la gara o solo la staffetta, non importa se abbiamo 26 anni come me e Giuseppe o quasi 70 come mio padre, in quel momento siamo tutti la stessa cosa. Viviamo tutti la stessa sensazione di serenità nel aver concluso qualcosa a cui bene o male si lavorava da tempo.

Questa è la magia della corsa, questa è la magia di questa gara.



corsa

Ismaele Morabito, dopo aver concluso la Super Maratona dell'Etna, e il padre

Ritratto di Ismaele Morabito
Runner e autore del libro "Correndo ho imparato a camminare", per il quale, 9 luglio 2016, ha vinto il premio letterario nazionale "Akadèmon" categoria opera prima.

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