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Maratona di primavera: gestire la gara e arrivare in fondo

di Andrea Cassanelli - Mar, 24/04/2018 - 10:56
Oltre alle condizioni meteo, la gestione di una maratona passa attraverso l'approccio alla distanza: mai sottovalutare i 42km che ci separano dal traguardo!

La prima domenica di aprile è stata una data intrisa di eventi podistici di livello internazionale. Alla blasonata maratona di Parigi, hanno fatto eco due importantissime manifestazioni italiane come le Maratone di Milano e Roma.

Tutte e tre le manifestazioni hanno goduto di splendide giornate con temperature alla partenza fresche e gradevoli, aumentate poi durante la gara andando in alcuni casi ad inficiare sullo sforzo dell’atleta ed inevitabilmente sul risultato finale.

Entriamo insieme nello specifico.

Maratona di Roma – Vinta da Birech che è passato fino alla mezza maratona con una media perfetta di 3’/km per poi andarsi a spegnere fino ad un 3’07”/km tra il 35° ed il 40° chilometro.

Maratona di Milano – Vinta da Seifu , leggermente meglio di Birech, ha mantenuto un ritmo di 3’/km fino al 35° per poi chiudere in 3’04/km.

Maratona di Parigi – Vinta da Lonyangata è stata quella gestita meglio chiudendo con uno split della seconda parte di gara analogo alla prima.


Verificando quindi nel dettaglio, ci si può rendere conto che oltre alle condizioni meteo, per questi top runner, sia stata la gestione della gara che ha differito notevolmente sul risultato e sullo sviluppo della stessa. A Roma e Milano il gruppo di testa meno folto ha fatto sì che a lavoro concluso delle lepri la prestazione sia inevitabilmente scesa con il passare dei chilometri. A Parigi invece il gruppo più consistente ha permesso di mantenere alto il ritmo fino alle battute conclusive.



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Per l’amatore che conclude nella migliore delle ipotesi la gara un’ora o due dopo, le cose cambiano notevolmente. Più tempo impieghiamo e più la temperatura aumenta e di conseguenza aumenta anche la disidratazione e la possibilità di incorrere in crampi. I consigli sono sempre gli stessi sull’idratarsi fin dai primissimi ristori e se si va con tempi superiori alle 4 ore, pensare di ingerire qualcosa di solido, parliamo ovviamente di piccoli pezzi di frutta, verso il 30° chilometro.

Quello che però mi preme analizzare è l’approccio alla distanza. Nonostante si dica sempre di aver rispetto delle medie e lunghe distanze, ed a maggior ragione della maratona, il runner medio parte con una bassa considerazione ingiustificata.


Risulta abbastanza evidente che se ho preparato bene una maratona, avrò messo in cascina una quantità notevole di chilometri alcuni dei quali a ritmi molto più elevati del ritmo maratona. Sarà altrettanto noto che i 15 gg precedenti la manifestazione si è andati via via scaricando in termini di quantità di lavori. In conseguenza a tutto ciò, il giorno della gara ci sentiremo forti e virgulti pronti per spaccare il mondo, ma questo non ci autorizza a partire anche solo a 5-10” al chilometro più svelti di quello che sarebbe il nostro ritmo gara.

La punizione è inesorabile ed inevitabile. Improvvisamente sentiremo le gambe pesanti ed il fiato farsi corto. Progressivamente cominceremo anche ad avere sensazioni di disagio che mentalmente andranno ad influire negativamente sulla prosecuzione della corsa, mandando a più riprese segnali di stop alle nostre gambe. E’ una regola che non risparmia nessuno e che va tenuta sempre in considerazione, che siate il signor Rossi o Kenenisa Bekele.

Dobbiamo essere sereni e consci che mesi di preparazione ci hanno messo in condizione di concludere la gara. Questo a patto che non si sia i primi a barare con noi stessi.


Atleta e Tecnico Fidal tesserato per la S.G. La Patria Carpi

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