Runner corre in montagna

Impariamo a gestire la fatica di correre

di Andrea Cassanelli - Ven, 04/01/2019 - 12:59
Conciliare la vita di tutti i giorni con l'allenamento può non essere facile. Vediamo come fare per imparare a gestire la fatica di correre

Molte volte abbiamo scritto quanto sia importante l’aspetto mentale sulla riuscita delle sedute di allenamento più intense. L’incidenza di questo aspetto non è assolutamente da sottovalutare, soprattutto per il runner amatoriale.

A meno che non abbiate “grattato” un Turista per Sempre o vinto alla lotteria di Capodanno, ognuno di noi affronta quotidianamente la giornata lavorativa, o addirittura si allena poco prima di iniziarla.


La fatica di correre

Immaginate di aver passato la giornata in piedi o, di contro, averla passata seduti in auto. Il vostro corpo dovrà rimettersi in moto e smaltire le tossine accumulate, le sensazioni che proverete appena accennerete i primi passi di corsa saranno di estremo disagio ed inappropriatezza. Il messaggio negativo che dal corpo arriva al cervello, dovuto a queste sensazioni vi mal predisporrà per la seduta e partirete già svantaggiati fin dai primi metri.

Pensate invece di aver avuto una giornata particolarmente stressante con svariati impegni o peggio contrattempi e discussioni. In questi casi avere voglia di fare una seduta di ripetute, corto veloce o progressivo potrebbe essere un modo particolarmente efficace per scavarsi definitivamente la tomba.

Anche correre al mattino presto prima di recarsi al lavoro non è sempre privo di trappole. Avere un appuntamento particolarmente impegnativo o doversi incontrare con una persona che non riteniamo particolarmente gradevole o simpatica, distoglierà la nostra attenzione sull’allenamento generando quella angoscia deleteria per il nostro specifico impegno.



correre

Cosa possiamo fare per correre in tranquillità

Spesso si leggono le tabelle dei grandi atleti, pubblicate generosamente da giornali o siti specializzati e molti si chiedono come facciano a mantenere determinati ritmi. Partiamo dal presupposto che loro sono professionisti con doti specifiche e che quello è il loro lavoro, solo questo fa una sostanziale differenza. Dispongono inoltre di strumenti di supporto fisioterapico e motivazionale che li aiutano a superare queste fasi critiche della giornata.

Per noi atleti amatoriali e semplici esseri umani, la situazione è molto più semplice; dobbiamo imparare a gestire le sensazioni e di conseguenza gli allenamenti.

Nel caso ci sentissimo stanchi e impacciati, basterà prolungare la fase di riscaldamento, andando ad inserire anche esercitazioni a corpo libero, come squat, slanci laterali, frontali e mobilità generale, accompagnate alla fine da qualche allungo in più dei soliti previsti. In questo modo, sciogliendo le tensioni, miglioreremo anche le nostre sensazioni e creeremo una migliore attitudine alla fatica.

In caso di stress e pensieri negativi, dovremo cercare di non sobbarcarci un ulteriore impegno psicologico riferito al risultato cronometrico. In questi casi lasciate che sia il vostro corpo e le vostre sensazioni a condurvi nell’allenamento. Non focalizzatevi troppo sul vostro cronometro e se proprio non potete farne a meno, accettatene di buon grado il responso, qualsiasi esso sia. In fin dei conti state sottoponendo comunque il vostro fisico ad un impegno superiore alla normalità e lo state allenando comunque.

Non possiamo determinare il corso delle nostre giornate, ma possiamo imparare a gestire gli allenamenti in funzione di come sono andate e se proprio non ve la sentite, lasciate perdere per una volta, domani andrà sicuramente meglio.

Ritratto di Andrea Cassanelli
Atleta e Tecnico Fidal tesserato per la S.G. La Patria Carpi
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Condivido completamente e sensazioni che vivo nel quotidiano allenandomi in mezzo ai ritmi della vita.
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