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La falcata nella corsa, ampia o rapida?

di Salvatore Pisana - Mer, 02/09/2015 - 17:16
Una delle domande più ricorrenti quando si parla di azione di corsa è: meglio una falcata più ampia o un’azione di corsa più rapida?

Guardando i top runner correre, si nota subito come ognuno di loro è caratterizzato da uno stile di corsa del tutto personale. Nonostante ciò, si vedono grandi campioni che, pur correndo in modo diverso fra loro, raggiungono prestigiosi risultati. Una delle domande più ricorrenti quando si parla di azione di corsa è: meglio una falcata più ampia o un’azione di corsa più rapida?


Cominciamo con il definire il concetto di falcata e l’importanza che ha nella corsa. Considerando che la corsa è definita come una successione di balzi, con il termine falcata viene indicata la distanza che intercorre fra il termine della fase di spinta di un piede e l'inizio della fase di appoggio dello stesso. I momenti che caratterizzano la falcata sono tre: l’ammortizzazione (presa di contatto con il suolo), l’impulso (fase di spinta) e la sospensione (fase di volo). L’efficacia della falcata dipende da due fattori, la frequenza e l’ampiezza, inversamente proporzionali tra di loro, infatti all’aumentare di uno corrisponde la diminuzione dell’altro.

Altri fattori che influenzano la falcata sono: le misure antropometriche (altezza, peso ecc), la posizione del baricentro, le caratteristiche neuro-muscolari proprie di ogni persona, il tipo di gara, il tipo di percorso.

Generalmente si è portati a pensare che soggetti brevilinei hanno una falcata più rapida rispetto ai longilinei. In realtà l’apertura della falcata è strettamente correlata a caratteristiche soggettive, prova ne è che un atleta relativamente alto come Haile Gebrselassie (1m65cm), grazie all’ottima capacità di esprimere forza ed elasticità, riesce ad avere una falcata ampia ed efficace che gli ha permesso di correre forte sia gli 800 m (3'33"73) che la maratona (2h03'59"). Ma non tutti hanno determinate doti.

Guardando l’aspetto dal punto di vista di spesa energetica, in generale possiamo dire che una falcata più ampia tende ad avere un costo energetico maggiore e viceversa, ma questo è vero fino ad un certo punto. Infatti, se si aumenta la velocità, avere un passo troppo rapido e frequente ha un costo energetico uguale o maggiore a quello di chi corre in ampiezza.

Anche la pendenza ha la sua influenza nella falcata. Infatti in salita si tende ad avere un’azione più corta e rapida, in particolare nelle salite di forte pendenza e, viceversa, in discesa ci si lascia andare portando leggermente le spalle in avanti e tendendo ad alzare un po’ di più le ginocchia, questo comporta un’apertura della falcata.


Per migliorare nella corsa, l’idea è quella di non concentrarsi sul tipo di falcata e cercare di modificarla, quanto invece migliorare le componenti che riguardano la corsa come il potenziamento muscolare, la tecnica di corsa, la mobilità articolare e la falcata sarà una diretta conseguenza di come il nostro schema motorio ha appreso il gesto.
Quindi per dare una risposta alla domanda iniziale possiamo dire che la falcata migliore è quella che ci consente di correre più forte possibile spendendo meno energia possibile.

Ritratto di Salvatore Pisana
Laureato in scienze motorie, è allenatore di mezzofondo di fama nazionale
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Commenti

La falcata dev'essere naturale , non condizionata dalla mente , ognuno ha una determinata postura e a quello deve basarsi. Qualsiasi altro accorgimento non fa altro che provocare uno stress mentale per ottenere quello che non si ha , l'unica cosa possibile e'regolare il passo in base alle proprie andature tutto il resto viene da solo di pari passo .
Giusto per correttezza ma 3.33 Gebrselassie l ha fatto sui 1500 mt e non sugli 800. Cmq i tuoi articoli sempre interessanti
Giusto per correttezza ma 3.33 Gebrselassie l ha fatto sui 1500 mt e non sugli 800. Cmq i tuoi articoli sempre interessanti