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Atletica, podismo e allenamento per i runners

Come spezzare il fiato mentre si corre

di Salvatore Pisana - Gio, 05/05/2016 - 00:04
Spezzare il fiato è importante prima di svolgere una gara di corsa o un allenamento intenso, al fine di preparare il fisico ad effettuare uno sforzo

Una frase che ricorre spesso fra i podisti è: “Devo spezzare il fiato”, oppure di contro: “Non sono riuscito a spezzare il fiato”. Ma esattamente, cosa si intende con l’espressione “spezzare il fiato”?


Dal punto di vista scientifico non esiste questo termine, ma a livello pratico questo stato indica che il podista ha raggiunto il giusto grado di attivazione prima di effettuare uno sforzo. Per spezzare il fiato bisogna fare un adeguato riscaldamento e trovare la giusta concentrazione. Spezzare il fiato quindi è importante prima di svolgere una gara o un allenamento intenso come ripetute o corsa a ritmo gara, ma anche quando si fanno i lavori ad intensità medio-bassa.

Capita spesso che, durante una seduta di allenamento di corsa lunga, dopo l’avvio dei primi chilometri, si raggiunga il giusto grado di equilibrio cardio-respiratorio che dà la sensazione di poter correre all’infinito. Anche in questo caso si annovera al significato di “spezzare il fiato” l’aver trovato il giusto stato fisico.

Tenuto conto che ogni persona ha caratteristiche diverse, anche il modo di spezzare il fiato è soggettivo, cioè non c’è un modo più giusto ma ci sono dei consigli affinché ognuno possa riuscire a trovare il proprio optimum.



Spezzare il fiato

La prima condizione per raggiungere il giusto grado di attivazione è quella di aumentare la frequenza cardiaca e la ventilazione polmonare, cercando di attivare i vari scambi gassosi. Ma il vero interruttore da attivare è quello collocato nel sistema nervoso centrale, che è la centralina che coordina e comanda l’attività fisica. Per attivare tutto il sistema e portarlo al meglio ci possono volere da 15 a 30 minuti, in base alle caratteristiche proprie di ogni atleta.

Per aver un’idea generica di ciò di cui stiamo parlando, basti pensare ai piloti di Formula 1 o di Moto GP, che cercano di riscaldare il motore aumentando i giri per far si che al via questo sia pronto a esprimersi al massimo. Allo stesso modo l’atleta prepara la competizione cercando di portare al meglio il fisico al momento del via, ma senza ovviamente stancarlo.


Molti svolgono un riscaldamento di corsa cercando di correre gli ultimi 5-10 minuti ad un buon ritmo per aumentare i parametri fisiologici e quindi spezzare il fiato. Altri invece, effettuano il riscaldamento in maniera molto blanda, ma svolgo tutta una serie di allunghi spinti su distanze che variano da 60 a 100 metri per ottenere lo stesso effetto, cioè aumentare i parametri fisiologici in modo da preparare il fisico allo sforzo.

È molto importante che al termine del riscaldamento si abbia la sensazione di essere pronti fisicamente e mentalmente concentrati alla gara o al lavoro che ci si è prefissati di svolgere.

È fondamentale per ogni atleta standardizzare il proprio riscaldamento e non improvvisarlo di volta in volta, così da creare un vero e proprio protocollo da utilizzare ogni volta, riducendo al minimo il rischio di un cattivo riscaldamento e, quindi, di non aver spezzato il fiato.

Ritratto di Salvatore Pisana
Laureato in scienze motorie, è allenatore di mezzofondo di fama nazionale

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