Come fa un runner a tenere sotto controllo l'allenamento?

di Salvatore Pisana - Gio, 06/10/2016 - 17:41
Il podista, per comprendere l’andamento dell'attività fisica svolta, ha a disposizione uno strumento molto valido, ossia il controllo dell’ allenamento

Il podista di buon livello per meglio comprendere l’andamento dell’ allenamento, non solo nel breve periodo, ma a medio e lungo termine, ha a disposizione uno strumento molto valido, ossia il controllo dell’allenamento.

In tutte le attività che si svolgono, da quelle commerciali a quelle sportive, un punto saliente è il controllo, ovvero la verifica dell’attività svolta.

Tutte le aziende, a prescindere da ciò che vendono, tracciano il bilancio al termine di un ciclo di lavoro per stabilire se le proprie scelte sono state proficue. Anche l’attività sportiva, professionale o amatoriale che sia, tira le somme al termine di periodo di allenamento o dopo aver partecipato ad una o più manifestazioni sportive.


Possiamo distinguere due momenti importanti del controllo dell’allenamento.

Il primo è la raccolta dati e consiste nel trascrivere quotidianamente il proprio allenamento indicando i chilometri percorsi, la velocità, i recuperi, la frequenza cardiaca, le sensazioni riscontrate. Per comodità ed immediatezza possono essere trascritti gli allenamenti in una tabella, dove ogni colonna rappresenta un giorno della settimana e in ogni riga vengono riportati i dati di ogni allenamento. In questo modo è possibile eseguire una facile ed immediata lettura dei dati.

Di seguito è riportata una tabella di esempio.



allenamento

Il secondo momento importante per il controllo dell’allenamento consiste nell’analisi e valutazione del lavoro svolto, che generalmente si traduce nella prestazione fatta in gara.

Spesso si è portati a pensare che, se si conclude la gara riportando un buon tempo, allora significa che si è svolto un buon lavoro. In realtà questo è vero solo in parte, perché oltre al risultato cronometrico è bene stabilire se il lavoro svolto è stato impostato in modo corretto, oppure, dopo un’attenta analisi, si riscontra che un lavoro meglio impostato avrebbe portato un miglioramento più marcato o meno stressante.

Erroneamente si tende ad associare la mole di lavoro al buon lavoro, ma nella corsa questo concetto è un po’ diverso. Un aumento ottimale del volume di lavoro porta ad un risultato ottimale, l’aumento mal gestito del lavoro porta ad un’involuzione della prestazione o peggio ancora all’infortunio.

Con la raccolta dati è facile individuare le lacune o le incoerenze.


Ad esempio un podista che si vuole cimentare su una distanza gara di 10 km e corre la corsa estensiva a 4’30” potrà correre la corsa media a 4’00”/10” e fare le ripetute a 3’30”/40”. Con l’allenamento costante nel tempo, le velocità dovrebbero migliorare.

Se però, lo stesso podista esegue la corsa estensiva a 4’30”, ma la corsa media non riesce a farla più veloce di 4’20” e le ripetute le corre a 3’50”, allora si capisce che c’è qualcosa che non va e si analizza il tipo di allenamento da eseguire. In questo caso potrebbe essere che la corsa estensiva è troppo veloce, oppure la potenza del motore è scarsa e quindi bisogna fare un ciclo di allenamento mirato a velocizzare. Oppure potrebbe essere un problema di forza muscolare insufficiente a sostenere le velocità più elevate.

Potendo analizzare i dati raccolti risulta più facile trovare una soluzione.

Ritratto di Salvatore Pisana
Laureato in scienze motorie, è allenatore di mezzofondo di fama nazionale
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Commenti

Trovo molto interessante l'argomento. > Potendo analizzare i dati raccolti risulta più facile trovare una soluzione. potresti dirci di piu su come analizzare i dati e decidere cosa fare? grazie in anticipo
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