Calcio e Atletica: binomio possibile

di Salvatore Pisana - Ven, 11/07/2014 - 09:41

Calcio e Atletica leggera, chi l’ha detto che non sono compatibili?
Le valenze che può trasmettere il calcio a chi fa atletica, in particolare mezzofondo, sono diverse. La prima è lo spirito di gruppo. Ai molti che obiettano che l’atletica è uno sport individuale, ribatto che invece è un grossolano errore non sfruttare le dinamiche positive del lavoro di gruppo, specialmente in un’attività base. In questa filosofia diventa importante il ruolo dell’allenatore che deve gestire le varie personalità all’interno del gruppo. A chi fa podismo il calcio può insegnare molto dal punto di vista tattico, sia nella conduzione della gara sia nel saper individuare in fretta il punto debole dell’avversario.

Naturalmente anche l’atletica può dare molto al calcio per quanto riguarda la preparazione fisica, non tanto alle squadre delle serie maggiori che hanno preparatori atletici di alta qualità, ma a tutte quelle miriadi di formazioni del settore dilettanti o di tornei “parrochiali”soprattutto in funzione dell’età anagrafica.
Dopo questa breve premessa si deve riconoscere al calcio il grande serbatoio di talenti che in un secondo momento sono approdati all’atletica leggera. Senza andare troppo indietro nel tempo, prendiamo come esempio Alessandro Cavallaro che fino a 17 anni giocava nella squadra del Paternò e, nel giro di un paio d’anni, oltre a vincere i campionati europei junior sui mt.200, tolse il record sulla distanza al grande Pietro Mennea.

Ma al di là degli esempi la pratica congiunta di calcio e atletica può benissimo coesistere in un giovane come in un amatore, soprattutto per chi non vuole fare una scelta definitiva fra i due sport in quesitone. Sotto questo aspetto gli allenatori di calcio e i coach di atletica dovrebbero imparare a convivere fra di loro e, perché no, a collaborare senza farsi guerre a distanza.
Se un calciatore-atleta ha fatto una seduta di allenamento calcistico molto faticosa sotto l’aspetto dell’intensità, allora non è proficuo che il coach di atletica programmi per lui una seconda seduta lattacida a sole ventiquattro ore di distanza. Diventa molto più utile un allenamento blando a bassa intensità aerobica. O se l’amatore ha fatto il giorno prima la classica partita fra colleghi, il giorno dopo non dovrà sostenere allenamenti di ripetute o di particolare intensità ma si potrà cimentare in una seduta di corsa lenta rigenerante.
Discorso un po’ diverso se ci si avvicina al momento della competizione, in particolar modo su lunghe distanze come mezze maratone e maratone, dove per il tipo di impegno energetico sarebbe meglio sospendere la partita settimanale almeno 3 settimane prima dell’evento.

Ritratto di Salvatore Pisana
Laureato in scienze motorie, è allenatore di mezzofondo di fama nazionale
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