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Atletica, podismo e allenamento per i runners

Che fine ha fatto l'Atletica Leggera in Italia?

di Andrea Cassanelli - Gio, 31/08/2017 - 17:40
Dopo i recenti mondiali di Atletica Leggera di Londra, una domanda sorge spontanea: dove sono finiti gli atleti italiani?

Poco più di due settimane fa si sono conclusi i campionati mondiali di Atletica Leggera, nella splendida cornice di Londra, con uno stadio sempre gremito di spettatori.

La regina delle discipline sportive parca di emozioni per la nostra nazione ha invece saputo elargire spunti interessanti per tutto il movimento del mezzofondo e del fondo.

Partendo dalle note dolenti, la sola grande “Nelly” Palmisano, fantastica marciatrice, è riuscita a regalarci una emozionante medaglia, poi il nulla. Se proprio si vuole “premiare” qualcuno, meritevole di nota, abbiamo solo un quinto posto del maratoneta Daniele Meucci che al fotofinish conquista una posizione di tutto rispetto.


Ma dove sono finiti i nostri atleti? Dove sono i discendenti di Cova, Antibo, Panetta, Mei, solo per citarne alcuni. Dov’è finita l’atletica che si insegnava nelle scuole e che culminava con i giochi della gioventù? Partendo dal presupposto che l’atletica leggera a livello giovanile è propedeutica a tutte le altre discipline, perché non viene fatta nelle ore preposte e non viene fatto un piano di educazione fisica degno di nota?



atletica leggera

Antonella Palmisano dopo la conquista del bronzo nella 20km di marcia, ai Mondiali 2017 di Atletica Leggera a Londra


Non vogliamo nemmeno andare a scomodare i modelli scolastici del nord Europa, che soffrono di condizioni climatiche tutt’altro che favorevoli e che invece esprimono grande interesse per questa disciplina. Credo che si debba parlare di meno e fare di più. L’ Atletica Leggera in termini di Federazione e gli Atleti come parte in causa debbono sicuramente fare di più! Inutile riempire le pagine di parole, propositi e giustificazioni. Nell’atletica è tutto molto semplice ed è di disarmante semplicità misurarne i risultati, basta un metro od un cronometro, nient’altro. Tutti competono nelle medesime condizioni, soprattutto nel mezzofondo e nelle lunghe distanze.


La buona notizia è che a quelli che ci dicono “gli atleti del continente africano sono più forti”, rispondiamo con qualche nome; Emma Coburn e Frerichs entrambe americane, capaci di sbaragliare la concorrenza nei 3000 siepi, relegando la prima africana al terzo posto. Oppure Jager che, sempre nelle siepi al maschile, agguanta un bel bronzo ed ancora Bosse, atleta francese che si prende un oro negli 800 metri.

Delle prime 10 nazioni del medagliere, 4 sono europee ed alcune medaglie vengono dalla corsa.


L’atletica è fatica, disciplina, rigore e sacrificio. Lo sanno tutti quelli come noi che all’alba si alzano e calzano le scarpette ancora assonnati, o che la sera dopo una giornata di lavoro vanno al campo di atletica leggera per una seduta di ripetute. Tutto questo per puro piacere o per la competizione provinciale della domenica.

Questo è quello che dobbiamo riuscire a trasferire ai nostri ragazzi se vogliamo costruire una generazione che parli di meno e faccia di più, perché quel gradino del podio, qualunque esso sia, vale le fatiche fatte nel viaggio per raggiungerlo.


Atleta e Tecnico Fidal tesserato per la S.G. La Patria Carpi

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Commenti

Il problema grande è che dovremmo iniziare a trasmettere il valore dell'atletica ad un livello più alto e la federazione dovrebbe battersi per questo. Io posso raccontare la mia esperienza di Roma dove le piste di atletica, ad eccezione del Nando Martellini recentemente ristrutturato, sono abbandonate a se stesse. L'amore poi per lo sport andrebbe trasmesso ai giovani entrando nelle case dando risalto a sport così detti minori trasmettendo le dirette degli eventi più importanti per fare in modo che i ragazzi inizino a praticarlo anche solo se fosse per spirito di imitazione. E poi le scuole... io non so come funzionano ora, ma ai miei tempi facevamo due ore di educazione fisica a settimana. Quello potrebbe essere un altro momento importante per trasmettere valori come fatica e dedizione. Onestamente è davvero antipatico mentre giro in pista alle prese con i miei allenamenti da "vecchietto" sentire quei pochi ragazzi che fanno atletica dire ai loro genitori "basta, sono stufo di fare atletica... io voglio giocare a calcio come tutti i miei compagni di classe..."
Salve mi chiamo salvatore il primo problema dell'atletica italiana è la dirigenza devono andare a casa in primis il dt Locatelli troppo vecchio con la sua politica sportiva non si va in nessuna parte prendo il caso Anna Carmela ìncerti non convocata perché al suo dire prima perché era infortunata la straneo è non si poteva presentare la squadra da sola però hanno presentato quella maschile in due e poi ha trovato la scusa dell'irregolarita' della maratona di Milano dove la incerti aveva fatto il minimo però hanno mandato alcuni atleti a farsi la gita di fine anno (sportivo) anticipato. Ci vuole gente nuova giovane con idee chiare è trasparente allenatori che si scambiano informazioni metodi d'allenamento. Poi dovrebbe dimettersi il presidente fidal con tutti i consiglieri anche li gente nuova riprendere i giochi della gioventù poi un'ultima cosa che non ne parla nessuno dico nessuno andare nelle periferie nei quartieri più disagiati convincere prima i ragazzi e poi i genitori a fargli fare sport agonistico dargli l'opportunità come gli altri ragazzi più benestanti di fare atletica perché sono ragazzi affamati pur di emergere si allenarebbero come i keniani ho Etiopici dargli scarpette e indumenti è un posto dove allenarsi il resto lo fanno loro ve lo assicuro. Grazie e scusate se sono andato un po pesante ma è ora che qualcosa si muova.